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Lotto 1 | Prima Sessione

GIORGIO DE CHIRICO

[Volo (Grecia) 10/07/1888 - Roma 20/11/1978]

Cavallo e cavaliere con berretto frigio
scultura in bronzo 36x19,5x31 cm, esemplare E.A. I/II, firma in basso a destra, punzonatura della Fonderia Bonvicini di Verona in basso a sinistra, opera registrata presso la Fondazione Giorgio e Isa De Chirico come da dichiarazione su foto.
Esposizioni:
- San Paolo del Brasile, MU.B.E., 16 marzo - 28 aprile 1998.
- Catania, Galleria d'Arte Moderna Le Ciminiere, 15 novembre 1999 - 7 gennaio 2000.
- Aosta, Antica Chiesa di San Lorenzo, 27 luglio - 8 ottobre 2000.
Bibliografia:
- 1972, Electa Catalogo Generale, Volume Secondo, Tomo Secondo, scheda 132 (questa in gara è un'edizione postuma autorizzata).
- 1988, Giorgio Mondadori, De Chirico scultore, pagina 46.
- 1993, Giappone, mostra, scheda 90, pagina 148.
- 1995, Allemandi, le sculture del centenario, scheda 30.
- 1995, Allemandi, mostra Andros Grecia, scheda 32 a colori.
- 1998, Torcular, MU.B.E., San Paolo del Brasile, scheda 11 a colori, pagina 54.
- 1998, Circolo Artistico, Bologna e Galleria Vecchiato, Padova scheda 3 a colori, pagine 50 e 51.
- 1998, Colonnella, scheda 285, pagina 170.
- 1999, Le Ciminiere, Catania, scheda 3, pagine 26 e 27.
- 2000, Aosta, pagina 19 a colori.
Caposcuola e teorico della pittura Metafisica, Giorgio de Chirico è una delle figure più influenti e rivoluzionarie dell'arte del XX secolo. La sua produzione scultorea, avviata stabilmente negli anni Trenta e intensificata nel dopoguerra, traspone tridimensionalmente le sue celebri visioni pittoriche, popolando lo spazio reale di archeologi, manichini e costrutti mitologici.

L'opera "Cavallo e cavaliere con berretto frigio" appartiene al corpus iconografico più lirico e celebrato del maestro. Il cavallo, simbolo dechirichiano di libertà e vitalità classica, si fonde con la figura enigmatica del cavaliere, il cui berretto frigio evoca la sapienza antica, la rivoluzione e l'altrove mitologico della Tracia e dell'Asia Minore.

La fusione in bronzo qui presentata, contrassegnata dalla numerazione I/II, costituisce una preziosa e rara edizione postuma autorizzata. Realizzata nel pieno rispetto dei modelli originali e sotto il rigido controllo degli aventi diritto (Fondazione Giorgio e Isa de Chirico), l'opera testimonia la fortuna critica immortale dell'artista e la continuità della sua eredità plastica, offrendo ai collezionisti internazionali la tridimensionalità monumentale del mito dechirichiano.

stima14.000/16.000 €

base d'asta8.000 €

ultima offerta0 €

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Lotto 2 | Prima Sessione

FORTUNATO DEPERO

[Fondo (TN) 30/03/1892 - Rovereto (TN) 29/09/1960]

Caraffa paesana, 1946 circa
tempera su cartone incollato su tela 109x75 cm, firma in alto a destra, dichiarazione d'autenticità della moglie e del Prof. Passamani in fotocopia, opera registrata presso l'Archivio Depero come da certificazione allegata, già asta Dorotheum.
Esposizioni:
- 1972, Milano, Galleria Pace, Depero e il Futurismo. All'insegna dell'utopia, 2 - 28 novembre 1972.
Fortunato Depero è stato uno dei massimi esponenti del Secondo Futurismo e un pioniere assoluto del design moderno.

Co-firmatario nel 1915 del rivoluzionario manifesto Ricostruzione Futurista dell'Universo insieme a Giacomo Balla, Depero ha abbattuto i confini tra arte pura e arti applicate. La sua produzione successiva alla Seconda Guerra Mondiale ridefinisce la tradizione popolare attraverso la lente geometrica e dinamica dell'avanguardia.

L'opera in asta si colloca in una fase cruciale e di transizione dell'artista, immediatamente precedente alla sua terza partenza per New York (1947).

In questo lotto, la scomposizione geometrica futurista si fonde con l'iconografia della vita quotidiana e rurale, unendo la forza espressiva del colore piatto all'essenzialità delle forme plastiche.

stima27.000/30.000 €

base d'asta15.000 €

aggiudicato20.000 €

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Lotto 3 | Prima Sessione

MARIO SIRONI

[Sassari 12/05/1885 - Milano 05/08/1961]

Composizione: frammenti, 1954
olio su tela 88x70 cm, firma in basso a destra, firma, anno, località (Milano), etichette della Galleria del Girasole (Udine), etichetta con timbri della Galleria Cadario (MI) e timbro della Galleria Annunciata (MI) al retro, expertise del Prof. Francesco Meloni su foto.
Bibliografia:
- Sironi, a cura di Fortunato Bellonzi, Electa, Milano, 1985, pagina 187.
- Mario Sironi, a cura di Raffaele De Grada, Club Amici dell'Arte Editore, 1972, pagina 164, figura 110.
- Mario Sironi, a cura di Marco Valsecchi, Editalia, Roma, 1962, tavola 70, pagina 126.
Mario Sironi è stato uno dei massimi maestri del Novecento italiano e una delle figure più complesse, coerenti e monumentali dell'arte europea tra le due guerre.

Dopo l'esordio nell'orbita del Futurismo e una vicinanza alla Metafisica di De Chirico, Sironi diventa il teorico e il fulcro del movimento Novecento italiano, fondato a Milano nel 1922 sotto l'egida di Margherita Sarfatti.
È in questo periodo che l'artista codifica la sua personalissima sigla stilistica: una pittura sintetica, severa e volumetrica, celebre soprattutto per i drammatici e solitari Paesaggi urbani, periferie industriali sospese in un'atmosfera immobile e rassegnata.

Durante gli anni Trenta, Sironi abbandona parzialmente il cavalletto per dedicarsi alla pittura murale e ai grandi cicli decorativi pubblici, convinto che l'arte debba avere una funzione civile, collettiva ed educatrice.
Il crollo delle ideologie e i drammi personali legati alla Seconda Guerra Mondiale segnano tuttavia una profonda frattura interiore, che si riflette radicalmente sulla sua produzione matura.

L'opera qui presentata appartiene proprio alla straordinaria stagione dell'ultimo decennio d'attività dell'artista. In questi anni Cinquanta, Sironi ritorna alla dimensione intima della tela, ripiegando su un linguaggio pittorico fortemente drammatico ed espressionista.
La sua tipica plasticità monumentale si frantuma: la materia si fa densa, tormentata e stratificata; le figure umane si trasformano in idoli arcaici o manichini pietrificati, intrappolati in strutture geometriche che ricordano bassorilievi o composizioni a "scomparti".

Questa tela rappresenta una testimonianza matura e potente della sua tarda ricerca, dove il rigore costruttivo di matrice classica si fonde con un'angoscia esistenziale modernissima, confermando Sironi come un titano insostituibile della pittura del XX secolo.

stima40.000/50.000 €

base d'asta25.000 €

aggiudicato25.000 €

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Lotto 4 | Prima Sessione

FILIPPO DE PISIS

[Ferrara 11/05/1896 - Milano 02/04/1956]

Auronzo (Paesaggio con montagne e funghi), 1948
olio su tela 23,5x55,5 cm, firma in basso a sinistra, titolo e anno in basso a destra, opera registrata presso l'Archivio Filippo De Pisis come da documentazione fotografica allegata.
Filippo De Pisis, pseudonimo di Luigi Filippo Tibertelli, è stato uno dei massimi e più originali interpreti del Novecento italiano. Figura poliedrica d'intellettuale, poeta e pittore, sviluppò uno stile inconfondibile caratterizzato da tocchi rapidi, leggeri e vibranti che catturano l'essenza fugace della realtà.

Dopo un esordio letterario e una cruciale vicinanza alla Metafisica di De Chirico e Savinio a Ferrara, De Pisis si trasferì a Roma e, nel 1925, a Parigi. Il soggiorno parigino segnò la sua piena maturità artistica. Qui assimilò la lezione dell'Impressionismo e lo studio di Manet, evolvendo verso un lirismo accorato e personalissimo. I suoi soggetti d'elezione - vedute parigine, nature morte marine, gladioli e sensibili ritratti maschili - sono pervasi da una malinconia poetica e da una straordinaria freschezza cromatica.

Rientrato in Italia, continuò a dipingere con accenti di toccante intimismo, specialmente negli anni segnati dalla malattia trascorsi nella clinica di Villa Fiorita. Oggi le sue opere figurano nelle principali collezioni museali internazionali e sono storicamente ricercate dal collezionismo d'élite per la loro rara intensità evocativa.

stima14.000/16.000 €

base d'asta8.000 €

aggiudicato8.000 €

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Lotto 5 | Prima Sessione

FAUSTO PIRANDELLO

[Roma 17/06/1899 - Roma 30/11/1975]

Bagnanti nella luce, 1956
olio su cartone 101x70,5 cm, firma in basso a sinistra, al retro: etichette della Soprintendenza alla Galleria Nazionale d'Arte Moderna; della IV Biennale d'Arte di San Paolo (sezione italiana) 1957; della XXXI Esposizione Biennale Internazionale d'Arte 1962 (La Biennale di Venezia), della Gallery 63 Inc (New York) e della Galleria Odyssia (Roma).
Esposizioni: Firenze 1957; San Paolo del Brasile 1957; Venezia XXXI Biennale, 1962, Roma 1976
Bibliografia:
- VII Mostra Nazionale..., 1957, pag. 36
- Artistas Italianos..., 1957, pp. 74-77
- Venturi 1958, p. 25
- Venturi 1959, tav. 4
- Fausto Pirandello, 1976, n. 89
- Fausto Pirandello, Catalogo generale, a cura di Claudia Gian Ferrari, Electa Editore, tavola 643, pagina 205.
Fausto Pirandello, è stato uno dei più importanti e originali esponenti della Scuola Romana, celebre per la sua pittura densa, materica e intrisa di un profondo espressionismo psicologico. Figlio del celebre drammaturgo e Premio Nobel Luigi Pirandello, Fausto riuscì a conquistare una totale indipendenza intellettuale e artistica, imponendosi come una figura di primo piano nel panorama dell'arte italiana del Novecento.

Dopo la formazione iniziale a Roma e un decisivo soggiorno a Parigi tra il 1928 e il 1930 - dove assimilò la lezione di Cézanne, dei cubisti e l'influenza di Pablo Picasso - Pirandello sviluppò uno stile inconfondibile. La sua ricerca si focalizzò su una visione cruda e ravvicinata della realtà, esaltando la densità e la fragilità dei corpi attraverso tonalità terrose e contrasti luminosi violenti.

Il tema dei "Bagnanti", introdotto negli anni '30, è diventato il fulcro ossessivo e iconico della sua intera produzione artistica. In queste composizioni, i corpi non si limitano a descrivere scene di svago, ma si trasformano in veri e propri grovigli plastici in cui la carne instaura una tensione palpabile con lo spazio circostante.

Quest'opera rappresenta un momento di straordinaria maturità artistica, a metà degli anni Cinquanta, in cui Pirandello reinterpreta il suo celebre soggetto attraverso una forte scomposizione quasi geometrica-astratta, in cui la luce frammenta e modella le forme in una fitta trama cromatica.

L'artista partecipò alla celebre rassegna brasiliana all'interno della storica selezione Artistas Italianos de Hoje, organizzata direttamente dalla Biennale di Venezia.
La consacrazione definitiva dell'evoluzione del tema dei bagnanti avvenne nel 1962, anno in cui Pirandello ricevette l'onore di una prestigiosa mostra personale con una sala interamente dedicata all'interno del Padiglione Italia, dove espose proprio i suoi capolavori incentrati sulle rifrazioni e le forme dei bagnanti.

Un pezzo magistrale per collezionisti esigenti, perfetto esempio del dialogo unico di Pirandello tra l'espressionismo della carne e la modernità della luce astratta.

stima35.000/40.000 €

base d'asta15.000 €

aggiudicato21.000 €

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Lotto 6 | Prima Sessione

ENNIO MORLOTTI

[Lecco 21/09/1910 - Milano 15/12/1992]

Nudo, 1970
olio su tela 80x100 cm, firma in basso a destra, etichette delle Gallerie: Colleoni (BG) e Milione (MI) al retro sul telaio, dichiarazione d'autenticità dell'artista, timbro e firma per garanzia della Galleria Colleoni, timbro e firma della Galleria d'arte Il Mappamondo (MI) su foto.
Ennio Morlotti è stato uno dei massimi protagonisti dell'arte italiana del secondo Novecento. Dopo gli studi all'Accademia di Brera sotto la guida di Achille Funi, nel 1946 aderisce al Fronte Nuovo delle Arti e, successivamente, al Gruppo degli Otto promosso dal critico Lionello Venturi. La sua ricerca artistica supera rapidamente le rigidità del cubismo per approdare a un personalissimo naturalismo informale. Al centro della sua poetica vi è un legame viscerale e materico con la natura, vista non come paesaggio da descrivere, ma come organismo vivente in continua metamorfosi.

L'opera appartiene a una stagione matura e cruciale della sua produzione.
In questi anni, la figura umana si fonde indissolubilmente con l'elemento vegetale.
Il corpo perde i suoi contorni netti per farsi pura pasta cromatica, vibrante di luci e ombre terrigne. Attraverso una stesura densa, stratificata e pastosa dell'olio su tela, Morlotti annulla la distanza tra la carne e la terra. Il nudo diventa così un prolungamento del paesaggio, celebrando l'unione primordiale tra l'uomo e la forza generatrice della natura.

Presente per numerose edizioni alla Biennale di Venezia e a Documenta Kassel, Morlotti è oggi rappresentato nei principali musei d'arte contemporanea italiani e internazionali.

stima10.000/12.000 €

base d'asta5.000 €

aggiudicato6.000 €

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Lotto 7 | Prima Sessione

SALVATORE FIUME

[Comiso (RG) 23/10/1915 - Canzo (CO) 04/06/1997]

Modella, 1959
olio su masonite 74x102 cm, firma in basso a sinistra, titolo, anno e timbro della Galleria la Cornice (Parma) al retro, dichiarazione d'autenticità della figlia Laura su foto e certificato d'autenticità della Galleria Artesanterasmo (MI) allegato.
Esposizioni:
- 1974, Milano, Palazzo Reale.
Bibliografia:
- Fiume. Catalogo generale delle opere 1940-1997, volume II, Techne Editore, repertorio 688, pagina 40.
- Catalogo dei dipinti e dei disegni di Salvatore Fiume, opere dal 1945 al 1985, a cura di Enzo Gualazzi e Paolo Levi, Editoriale Giorgio Mondadori, 1985, repertorio 125, pagina 291.
- Salvatore Fiume, a cura di Raffaele Carrieri, Palazzo Reale, Milano, 1974, Officina Grafica Morelli, (Osnago, MI), numero 73.
Salvatore Fiume è stato un artista poliedrico e tra le figure più originali del Novecento italiano. Pittore, scultore, architetto, scrittore e scenografo, ha saputo fondere la grande tradizione classica con suggestioni esotiche e metafisiche.

Dopo gli studi all'Istituto d'Arte di Urbino, si trasferisce a Milano dove entra in contatto con l'ambiente intellettuale del periodo. Il suo debutto pittorico ufficiale avviene nel 1949 alla Galleria Borromini con le celebri Isole di statue e Città di pietra, opere intrise di un profondo lirismo metafisico. La consacrazione internazionale arriva poco dopo, grazie all'acquisizione di una sua opera da parte del MoMA di New York e alla partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1950.

La sua produzione si distingue per un linguaggio figurativo potente e sognante. I suoi soggetti iconici spaziano da maestose e opulente figure femminili, che richiamano archetipi di fertilità, a cavalieri medievali, odalische orientali e paesaggi mediterranei senza tempo. Fiume ha inoltre realizzato monumentali cicli decorativi per transatlantici (come l'Andrea Doria) e importanti istituzioni pubbliche, oltre a firmare scenografie leggendarie per il Teatro alla Scala di Milano.

Le sue opere sono oggi conservate nei maggiori musei del mondo, tra cui i Musei Vaticani, l'Ermitage di San Pietroburgo, il MoMa di New York e la Galleria d'Arte Moderna di Milano, rendendolo un autore storicizzato di sicuro interesse collezionistico.

stima18.000/20.000 €

base d'asta8.000 €

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Lotto 8 | Prima Sessione

GIULIANO VANGI

[Barberino di Mugello (FI) 13/03/1931 - Pesaro 26/03/2024]

Uomo seduto nella grande poltrona, 1969
scultura in bronzo 37x19x21 cm, poggiante su base in legno (43,5x21,5x21,5 cm), edizione 2/2, firma, anno e tiratura al retro, dichiarazione d'autenticità dell'artista e timbro della Galleria d'Arte Minotauro su foto.
Giuliano Vangi è stato uno dei più autorevoli e celebrati maestri della scultura figurativa contemporanea a livello internazionale. Formatosi all'Istituto d'Arte e all'Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida di Bruno Innocenti, ha sviluppato una carriera che ha unito l'insegnamento accademico a una costante, rigorosa ricerca plastica. Dopo un cruciale periodo di sperimentazione astratta vissuto in Brasile tra il 1959 e il 1962, Vangi rientra in Italia e sceglie di ritornare definitivamente alla rappresentazione della figura umana, che diventerà il fulcro assoluto della sua intera produzione.

L'universo artistico di Vangi si distingue per un realismo espressionista e polifonico, capace di fondere la grande tradizione plastica classica e rinascimentale toscana (da Donatello a Michelangelo) con le inquietudini e i drammi esistenziali dell'uomo del Novecento. Celebre per la sua straordinaria versatilità tecnica, l'artista ha saputo dominare materiali complessi come il marmo, il legno, la pietra e i metalli. Le sue opere sono state esposte in prestigiose rassegne internazionali - tra cui spiccano le partecipazioni alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma - e nel 2002 è stato insignito a Tokyo del prestigioso Praemium Imperiale per la scultura. A Mishima, in Giappone, sorge un intero museo a lui dedicato.

L'opera in asta appartiene a una stagione creativa fondamentale per l'evoluzione stilistica di Giuliano Vangi. Realizzato alla fine degli anni Sessanta, il bronzo testimonia il definitivo superamento della parentesi astratta d'oltreoceano e l'approdo a quel linguaggio figurativo intensificato e drammatico che consacrerà l'artista a livello globale.

In questa scultura, il tema iconografico dell'uomo seduto - ricorrente nella produzione giovanile e matura del maestro - si traduce in una profonda riflessione sulla solitudine e sulla condizione esistenziale dell'individuo moderno. La "grande poltrona" non funge da semplice elemento d'arredo, bensì da struttura volumetrica ed estensione spaziale che accoglie e, al contempo, sembra quasi opprimere o inghiottire il corpo del soggetto. La modellazione plastica del bronzo enfatizza i contrasti chiaroscurali e la tensione superficiale della materia, rivelando la straordinaria capacità di Vangi nel racchiudere, in un formato intimo e da collezione, una potente monumentalità psicologica ed espressiva. La presenza di una tiratura ridotta a soli due esemplari conferisce a questo lotto un carattere di eccezionale rarità per il mercato e per i collezionisti più esigenti.

stima32.000/36.000 €

base d'asta15.000 €

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Lotto 9 | Prima Sessione

BENGT LINDSTROM

[Berg 1925 - Sundsvall 29/01/2008]

Composizione, anni '60
olio su tela 120x120 cm, firma in basso a sinistra, etichetta e timbri della Galleria Sant'Erasmo (MI) ed etichetta della Galleria San Carlo (MI) al retro, dichiarazione d'autenticità dell'artista ed etichetta della Galleria San Carlo (MI) su foto.
Bengt Lindström è stato uno dei giganti dell'Espressionismo europeo e della Nuova Figurazione del secondo Novecento. Nato nella selvaggia Lapponia svedese, la sua immaginazione è rimasta per sempre legata ai miti nordici, alle leggende Sámi e alle forze della natura.

Dopo gli studi iniziali a Stoccolma e Copenaghen, si trasferisce a Chicago e infine a Parigi nel 1947, dove frequenta gli atelier di Fernand Léger e André Lhote. Nella capitale francese stringe amicizia con i protagonisti del Movimento Cobra, in particolare con Asger Jorn e Karel Appel, che influenzeranno profondamente la sua transizione verso una pittura libera, istintiva e violentemente materica.

Il lotto in asta risale agli anni '60, il decennio cruciale in cui lo stile di Lindström raggiunge la piena e definitiva maturità formale.
Abbandonata l'esplorazione geometrica e cubista del dopoguerra, l'artista si concentra sulla creazione di volti-maschera distorti e figure primordiali. Sostituisce i toni cupi degli esordi con una tavolozza accesa di gialli, rossi, blu e verdi.

Nel 1962 partecipa alla storica mostra Nouvelle Figuration a Parigi, consacrandosi come punto di riferimento della pittura gestuale europea.
È il periodo delle grandi mostre personali che lo proiettano nei mercati di Parigi, Londra, Bruxelles, Tokyo e New York.

La tela rappresenta un perfetto esempio della produzione più ricercata, sia per l'epoca di esecuzione che per l'importanza del formato. Lindström lavora stendendo la tela a terra e aggredendola con grandi pennellesse o versando il colore da secchi. L'opera si presenta come una scultura pittorica, dove i sedimenti di olio creano un altorilievo cromatico.

La dimensione quadrata amplifica la monumentalità e la forza d'urto della composizione, bilanciando la caotica energia del gesto con il rigore dello spazio perimetrale. I tratti vigorosi evocano divinità della mitologia norrena o sciamani ancestrali, trasformando la tela in un campo di forze ed emozioni pure.

Le sue opere sono oggi conservate nelle più importanti istituzioni del mondo, tra cui il Centre Pompidou di Parigi e la Tate Gallery di Londra.

stima18.000/20.000 €

base d'asta10.000 €

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Lotto 10 | Prima Sessione

GUALTIERO NATIVI

[Pistoia 10/01/1921 - Greve in Chianti (FI) 02/07/1999]

Spazio inquieto, 1976
acrilico su tela 100x130 cm, firma in basso a sinistra, firma, titolo e anno al retro, opera registrata presso l'archivio Gualtiero Nativi come da dichiarazione su foto.
Bibliografia:
- Nativi, Fortezza Santa Barbara, Pistoia, 26 settembre - 7 novembre 1982, pagina 76.
Gualtiero Nativi è stato uno dei maestri indiscussi del secondo dopoguerra italiano e co-fondatore dell'Astrattismo Classico fiorentino. Figura chiave delle avanguardie, partecipa nel 1945 al gruppo del "Torrente" e fonda nel 1947 il movimento "Arte d'Oggi". Nel 1950 firma lo storico Manifesto dell'Astrattismo Classico insieme a Berti, Brunetti, Monnini e Nuti, proponendo un purismo geometrico rigoroso in netta contrapposizione con l'astrazione lirica e informale dell'epoca.
La sua ricerca si distingue per un'assoluta precisione formale, dove linee nette, incastri cromatici e geometrie calibrate generano una profonda tensione spaziale e una pittura di puro equilibrio razionale. Protagonista di rilievo internazionale (fece parte anche del Gruppo Espace di Parigi), ha esposto nelle più prestigiose rassegne, tra cui la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma, collezionando storici riconoscimenti come il Premio Fiorino.
Oggi la sua produzione gode di un forte interesse critico e di un mercato in costante consolidamento. Le sue opere rappresentano un tassello fondamentale per comprendere l'evoluzione dell'astrazione geometrica europea del Novecento.

stima9.000/10.000 €

base d'asta5.000 €

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Lotto 11 | Prima Sessione

MAURO REGGIANI

[Nonantola (MO) 11/08/1897 - Milano 19/05/1980]

Composizione, 1949-50/2
olio su tela 80x64 cm, firma in alto a sinistra, etichette della Galleria Frittelli Arte Contemporanea e del Comune di Nonantola, Sala delle Colonne (mostra "Omaggio a Mauro Reggiani 16/10/1993 - 9/1/1994) al retro sul telaio, dichiarazione d'autenticità della figlia Virgilia Reggiani e timbro a secco dello Studio Reggiani su foto.
Esposizioni:
- Milano, 1981, n.8; Venezia, 1984, p. 118, n. 64, ripr. p. 119
Bibliografia:
- Mauro Reggiani, Catalogo generale delle pitture, a cura di Luciano Caramel, Electa Edizioni, 1990, repertorio 1949-1950/52, pagina 93.
Mauro Reggiani è stato uno dei pionieri assoluti e dei massimi esponenti dell'astrattismo geometrico in Italia. L'opera in asta, un raffinato olio su tela, si colloca nel momento di piena maturità espressiva dell'artista, in perfetta consonanza con il clima culturale del secondo dopoguerra e con le coeve ricerche del MAC.

Dopo la formazione iniziale presso l'Istituto di Belle Arti di Modena e l'Accademia di Firenze, Reggiani si stabilisce definitivamente a Milano nel 1924, legandosi inizialmente agli ambienti di Novecento e ad artisti come Carlo Carrà e Achille Funi. I fondamentali soggiorni a Parigi tra il 1926 e il 1930 segnano una svolta radicale: l'incontro ravvicinato con il Cubismo di Juan Gris e la frequentazione di maestri come Vassily Kandinsky, Jean Arp e Alberto Magnelli lo spingono ad abbandonare definitivamente il dato figurativo.

Rientrato in Italia, si fa promotore di un radicale rinnovamento della cultura artistica nazionale. Nel 1935 partecipa alla storica prima mostra collettiva di arte astratta presso la Galleria del Milione di Milano, di cui è anche firmatario del primo manifesto teorico insieme a Bogliardi e Ghirighelli. Da questo momento, Reggiani impone la sua cifra stilistica basata su un rigoroso purismo geometrico e su un'attenta calibrazione dei rapporti cromatici.

Il biennio 1949-1950 rappresenta uno snodo cruciale nel percorso dell'artista. Superati i drammi della guerra, la pittura di Reggiani si libera da ogni residuo di rigidità dogmatica per approdare a un astrattismo più lirico, plastico ed equilibrato.

In questi anni la sua ricerca dialoga strettamente con il MAC (Movimento Arte Concreta): le forme geometriche sulla tela non sono più rigide gabbie, ma entità autonome che fluttuano nello spazio, animate da stesure di colore piatte, nitide e armoniche. Opere di questo specifico periodo sono conservate in prestigiose collezioni pubbliche, come la serie delle Composizioni del 1950 presso le Gallerie d'Italia a Milano.

Presenza costante alla Biennale di Venezia (con sale personali nel 1948, 1956 e 1966) e alla Quadriennale di Roma, Reggiani è oggi storicizzato a livello internazionale come una delle figure più coerenti, rigorose e influenti del Novecento astratto.

stima10.000/12.000 €

base d'asta6.000 €

aggiudicato10.000 €

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Lotto 12 | Prima Sessione

FÈLIX DEL MARLE

[Pont sur Sambre (Francia) 1889 - Bècon les Bruyères (Francia) 1952]

Mural Losangè, 1949
olio su tavola romboidale 64x64 cm, firma, titolo, anno, etichetta e timbro della Galleria Ronchetti & Martini (GE) al retro.
Félix Del Marle è stato una delle figure più eclettiche e d'avanguardia dell'arte francese del Novecento, capace di attraversare il Futurismo, il Neoplasticismo e l'Astrazione geometrica. Trasferitosi a Parigi nel 1912, condivide lo studio con Gino Severini ed entra in stretto contatto con Guillaume Apollinaire, Filippo Tommaso Marinetti e Umberto Boccioni, pubblicando nel 1913 il celebre Manifeste futuriste contre Montmartre.

Nel secondo dopoguerra, a partire dal 1945, Del Marle abbandona definitivamente le parentesi figurative per abbracciare un'astrazione rigorosa basata sulla policromia e sulla purezza delle linee. Nel 1951 consoliderà questa ricerca fondando il celebre Groupe Espace insieme ad André Bloc, estendendo i principi dell'integrazione del colore e della forma plastica direttamente all'architettura moderna.

L'opera in asta rappresenta un vertice della maturità artistica di Del Marle, collocandosi nel cruciale momento di transizione in cui la sua ricerca pittorica si apre alla dimensione architettonica e monumentale. L'utilizzo del supporto romboidale (a losanga) spezza la rigidità della tradizionale tela quadrangolare, trasformando la superficie stessa in un vettore di dinamismo spaziale. Attraverso una sapiente griglia geometrica e un uso rigoroso del colore piatto, Del Marle non si limita a dipingere uno spazio, ma crea una vera e propria "struttura spaziale" autonoma. Quest'opera incarna perfettamente i principi dell'Arte Concreta,secondo cui nulla è più reale e concreto di una linea, di un colore e di una superficie.

stima36.000/40.000 €

base d'asta20.000 €

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