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Lotto 1 | Prima Sessione

GIORGIO DE CHIRICO

[Volo (Grecia) 10/07/1888 - Roma 20/11/1978]

Cavallo e cavaliere con berretto frigio
scultura in bronzo 36x19,5x31 cm, esemplare E.A. I/II, firma in basso a destra, punzonatura della Fonderia Bonvicini di Verona in basso a sinistra, opera registrata presso la Fondazione Giorgio e Isa De Chirico come da dichiarazione su foto.
Esposizioni:
- San Paolo del Brasile, MU.B.E., 16 marzo - 28 aprile 1998.
- Catania, Galleria d'Arte Moderna Le Ciminiere, 15 novembre 1999 - 7 gennaio 2000.
- Aosta, Antica Chiesa di San Lorenzo, 27 luglio - 8 ottobre 2000.
Bibliografia:
- 1972, Electa Catalogo Generale, Volume Secondo, Tomo Secondo, scheda 132 (questa in gara è un'edizione postuma autorizzata).
- 1988, Giorgio Mondadori, De Chirico scultore, pagina 46.
- 1993, Giappone, mostra, scheda 90, pagina 148.
- 1995, Allemandi, le sculture del centenario, scheda 30.
- 1995, Allemandi, mostra Andros Grecia, scheda 32 a colori.
- 1998, Torcular, MU.B.E., San Paolo del Brasile, scheda 11 a colori, pagina 54.
- 1998, Circolo Artistico, Bologna e Galleria Vecchiato, Padova scheda 3 a colori, pagine 50 e 51.
- 1998, Colonnella, scheda 285, pagina 170.
- 1999, Le Ciminiere, Catania, scheda 3, pagine 26 e 27.
- 2000, Aosta, pagina 19 a colori.
Caposcuola e teorico della pittura Metafisica, Giorgio de Chirico è una delle figure più influenti e rivoluzionarie dell'arte del XX secolo. La sua produzione scultorea, avviata stabilmente negli anni Trenta e intensificata nel dopoguerra, traspone tridimensionalmente le sue celebri visioni pittoriche, popolando lo spazio reale di archeologi, manichini e costrutti mitologici.

L'opera "Cavallo e cavaliere con berretto frigio" appartiene al corpus iconografico più lirico e celebrato del maestro. Il cavallo, simbolo dechirichiano di libertà e vitalità classica, si fonde con la figura enigmatica del cavaliere, il cui berretto frigio evoca la sapienza antica, la rivoluzione e l'altrove mitologico della Tracia e dell'Asia Minore.

La fusione in bronzo qui presentata, contrassegnata dalla numerazione I/II, costituisce una preziosa e rara edizione postuma autorizzata. Realizzata nel pieno rispetto dei modelli originali e sotto il rigido controllo degli aventi diritto (Fondazione Giorgio e Isa de Chirico), l'opera testimonia la fortuna critica immortale dell'artista e la continuità della sua eredità plastica, offrendo ai collezionisti internazionali la tridimensionalità monumentale del mito dechirichiano.

stima14.000/16.000 €

base d'asta8.000 €

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Lotto 7 | Prima Sessione

SALVATORE FIUME

[Comiso (RG) 23/10/1915 - Canzo (CO) 04/06/1997]

Modella, 1959
olio su masonite 74x102 cm, firma in basso a sinistra, titolo, anno e timbro della Galleria la Cornice (Parma) al retro, dichiarazione d'autenticità della figlia Laura su foto e certificato d'autenticità della Galleria Artesanterasmo (MI) allegato.
Esposizioni:
- 1974, Milano, Palazzo Reale.
Bibliografia:
- Fiume. Catalogo generale delle opere 1940-1997, volume II, Techne Editore, repertorio 688, pagina 40.
- Catalogo dei dipinti e dei disegni di Salvatore Fiume, opere dal 1945 al 1985, a cura di Enzo Gualazzi e Paolo Levi, Editoriale Giorgio Mondadori, 1985, repertorio 125, pagina 291.
- Salvatore Fiume, a cura di Raffaele Carrieri, Palazzo Reale, Milano, 1974, Officina Grafica Morelli, (Osnago, MI), numero 73.
Salvatore Fiume è stato un artista poliedrico e tra le figure più originali del Novecento italiano. Pittore, scultore, architetto, scrittore e scenografo, ha saputo fondere la grande tradizione classica con suggestioni esotiche e metafisiche.

Dopo gli studi all'Istituto d'Arte di Urbino, si trasferisce a Milano dove entra in contatto con l'ambiente intellettuale del periodo. Il suo debutto pittorico ufficiale avviene nel 1949 alla Galleria Borromini con le celebri Isole di statue e Città di pietra, opere intrise di un profondo lirismo metafisico. La consacrazione internazionale arriva poco dopo, grazie all'acquisizione di una sua opera da parte del MoMA di New York e alla partecipazione alla Biennale di Venezia nel 1950.

La sua produzione si distingue per un linguaggio figurativo potente e sognante. I suoi soggetti iconici spaziano da maestose e opulente figure femminili, che richiamano archetipi di fertilità, a cavalieri medievali, odalische orientali e paesaggi mediterranei senza tempo. Fiume ha inoltre realizzato monumentali cicli decorativi per transatlantici (come l'Andrea Doria) e importanti istituzioni pubbliche, oltre a firmare scenografie leggendarie per il Teatro alla Scala di Milano.

Le sue opere sono oggi conservate nei maggiori musei del mondo, tra cui i Musei Vaticani, l'Ermitage di San Pietroburgo, il MoMa di New York e la Galleria d'Arte Moderna di Milano, rendendolo un autore storicizzato di sicuro interesse collezionistico.

stima18.000/20.000 €

base d'asta8.000 €

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Lotto 8 | Prima Sessione

GIULIANO VANGI

[Barberino di Mugello (FI) 13/03/1931 - Pesaro 26/03/2024]

Uomo seduto nella grande poltrona, 1969
scultura in bronzo 37x19x21 cm, poggiante su base in legno (43,5x21,5x21,5 cm), edizione 2/2, firma, anno e tiratura al retro, dichiarazione d'autenticità dell'artista e timbro della Galleria d'Arte Minotauro su foto.
Giuliano Vangi è stato uno dei più autorevoli e celebrati maestri della scultura figurativa contemporanea a livello internazionale. Formatosi all'Istituto d'Arte e all'Accademia di Belle Arti di Firenze sotto la guida di Bruno Innocenti, ha sviluppato una carriera che ha unito l'insegnamento accademico a una costante, rigorosa ricerca plastica. Dopo un cruciale periodo di sperimentazione astratta vissuto in Brasile tra il 1959 e il 1962, Vangi rientra in Italia e sceglie di ritornare definitivamente alla rappresentazione della figura umana, che diventerà il fulcro assoluto della sua intera produzione.

L'universo artistico di Vangi si distingue per un realismo espressionista e polifonico, capace di fondere la grande tradizione plastica classica e rinascimentale toscana (da Donatello a Michelangelo) con le inquietudini e i drammi esistenziali dell'uomo del Novecento. Celebre per la sua straordinaria versatilità tecnica, l'artista ha saputo dominare materiali complessi come il marmo, il legno, la pietra e i metalli. Le sue opere sono state esposte in prestigiose rassegne internazionali - tra cui spiccano le partecipazioni alla Biennale di Venezia e alla Quadriennale di Roma - e nel 2002 è stato insignito a Tokyo del prestigioso Praemium Imperiale per la scultura. A Mishima, in Giappone, sorge un intero museo a lui dedicato.

L'opera in asta appartiene a una stagione creativa fondamentale per l'evoluzione stilistica di Giuliano Vangi. Realizzato alla fine degli anni Sessanta, il bronzo testimonia il definitivo superamento della parentesi astratta d'oltreoceano e l'approdo a quel linguaggio figurativo intensificato e drammatico che consacrerà l'artista a livello globale.

In questa scultura, il tema iconografico dell'uomo seduto - ricorrente nella produzione giovanile e matura del maestro - si traduce in una profonda riflessione sulla solitudine e sulla condizione esistenziale dell'individuo moderno. La "grande poltrona" non funge da semplice elemento d'arredo, bensì da struttura volumetrica ed estensione spaziale che accoglie e, al contempo, sembra quasi opprimere o inghiottire il corpo del soggetto. La modellazione plastica del bronzo enfatizza i contrasti chiaroscurali e la tensione superficiale della materia, rivelando la straordinaria capacità di Vangi nel racchiudere, in un formato intimo e da collezione, una potente monumentalità psicologica ed espressiva. La presenza di una tiratura ridotta a soli due esemplari conferisce a questo lotto un carattere di eccezionale rarità per il mercato e per i collezionisti più esigenti.

stima32.000/36.000 €

base d'asta15.000 €

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Lotto 9 | Prima Sessione

BENGT LINDSTROM

[Berg 1925 - Sundsvall 29/01/2008]

Composizione, anni '60
olio su tela 120x120 cm, firma in basso a sinistra, etichetta e timbri della Galleria Sant'Erasmo (MI) ed etichetta della Galleria San Carlo (MI) al retro, dichiarazione d'autenticità dell'artista ed etichetta della Galleria San Carlo (MI) su foto.
Bengt Lindström è stato uno dei giganti dell'Espressionismo europeo e della Nuova Figurazione del secondo Novecento. Nato nella selvaggia Lapponia svedese, la sua immaginazione è rimasta per sempre legata ai miti nordici, alle leggende Sámi e alle forze della natura.

Dopo gli studi iniziali a Stoccolma e Copenaghen, si trasferisce a Chicago e infine a Parigi nel 1947, dove frequenta gli atelier di Fernand Léger e André Lhote. Nella capitale francese stringe amicizia con i protagonisti del Movimento Cobra, in particolare con Asger Jorn e Karel Appel, che influenzeranno profondamente la sua transizione verso una pittura libera, istintiva e violentemente materica.

Il lotto in asta risale agli anni '60, il decennio cruciale in cui lo stile di Lindström raggiunge la piena e definitiva maturità formale.
Abbandonata l'esplorazione geometrica e cubista del dopoguerra, l'artista si concentra sulla creazione di volti-maschera distorti e figure primordiali. Sostituisce i toni cupi degli esordi con una tavolozza accesa di gialli, rossi, blu e verdi.

Nel 1962 partecipa alla storica mostra Nouvelle Figuration a Parigi, consacrandosi come punto di riferimento della pittura gestuale europea.
È il periodo delle grandi mostre personali che lo proiettano nei mercati di Parigi, Londra, Bruxelles, Tokyo e New York.

La tela rappresenta un perfetto esempio della produzione più ricercata, sia per l'epoca di esecuzione che per l'importanza del formato. Lindström lavora stendendo la tela a terra e aggredendola con grandi pennellesse o versando il colore da secchi. L'opera si presenta come una scultura pittorica, dove i sedimenti di olio creano un altorilievo cromatico.

La dimensione quadrata amplifica la monumentalità e la forza d'urto della composizione, bilanciando la caotica energia del gesto con il rigore dello spazio perimetrale. I tratti vigorosi evocano divinità della mitologia norrena o sciamani ancestrali, trasformando la tela in un campo di forze ed emozioni pure.

Le sue opere sono oggi conservate nelle più importanti istituzioni del mondo, tra cui il Centre Pompidou di Parigi e la Tate Gallery di Londra.

stima18.000/20.000 €

base d'asta10.000 €

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Lotto 10 | Prima Sessione

GUALTIERO NATIVI

[Pistoia 10/01/1921 - Greve in Chianti (FI) 02/07/1999]

Spazio inquieto, 1976
acrilico su tela 100x130 cm, firma in basso a sinistra, firma, titolo e anno al retro, opera registrata presso l'archivio Gualtiero Nativi come da dichiarazione su foto.
Bibliografia:
- Nativi, Fortezza Santa Barbara, Pistoia, 26 settembre - 7 novembre 1982, pagina 76.
Gualtiero Nativi è stato uno dei maestri indiscussi del secondo dopoguerra italiano e co-fondatore dell'Astrattismo Classico fiorentino. Figura chiave delle avanguardie, partecipa nel 1945 al gruppo del "Torrente" e fonda nel 1947 il movimento "Arte d'Oggi". Nel 1950 firma lo storico Manifesto dell'Astrattismo Classico insieme a Berti, Brunetti, Monnini e Nuti, proponendo un purismo geometrico rigoroso in netta contrapposizione con l'astrazione lirica e informale dell'epoca.
La sua ricerca si distingue per un'assoluta precisione formale, dove linee nette, incastri cromatici e geometrie calibrate generano una profonda tensione spaziale e una pittura di puro equilibrio razionale. Protagonista di rilievo internazionale (fece parte anche del Gruppo Espace di Parigi), ha esposto nelle più prestigiose rassegne, tra cui la Biennale di Venezia e la Quadriennale di Roma, collezionando storici riconoscimenti come il Premio Fiorino.
Oggi la sua produzione gode di un forte interesse critico e di un mercato in costante consolidamento. Le sue opere rappresentano un tassello fondamentale per comprendere l'evoluzione dell'astrazione geometrica europea del Novecento.

stima9.000/10.000 €

base d'asta5.000 €

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Lotto 12 | Prima Sessione

FÈLIX DEL MARLE

[Pont sur Sambre (Francia) 1889 - Bècon les Bruyères (Francia) 1952]

Mural Losangè, 1949
olio su tavola romboidale 64x64 cm, firma, titolo, anno, etichetta e timbro della Galleria Ronchetti & Martini (GE) al retro.
Félix Del Marle è stato una delle figure più eclettiche e d'avanguardia dell'arte francese del Novecento, capace di attraversare il Futurismo, il Neoplasticismo e l'Astrazione geometrica. Trasferitosi a Parigi nel 1912, condivide lo studio con Gino Severini ed entra in stretto contatto con Guillaume Apollinaire, Filippo Tommaso Marinetti e Umberto Boccioni, pubblicando nel 1913 il celebre Manifeste futuriste contre Montmartre.

Nel secondo dopoguerra, a partire dal 1945, Del Marle abbandona definitivamente le parentesi figurative per abbracciare un'astrazione rigorosa basata sulla policromia e sulla purezza delle linee. Nel 1951 consoliderà questa ricerca fondando il celebre Groupe Espace insieme ad André Bloc, estendendo i principi dell'integrazione del colore e della forma plastica direttamente all'architettura moderna.

L'opera in asta rappresenta un vertice della maturità artistica di Del Marle, collocandosi nel cruciale momento di transizione in cui la sua ricerca pittorica si apre alla dimensione architettonica e monumentale. L'utilizzo del supporto romboidale (a losanga) spezza la rigidità della tradizionale tela quadrangolare, trasformando la superficie stessa in un vettore di dinamismo spaziale. Attraverso una sapiente griglia geometrica e un uso rigoroso del colore piatto, Del Marle non si limita a dipingere uno spazio, ma crea una vera e propria "struttura spaziale" autonoma. Quest'opera incarna perfettamente i principi dell'Arte Concreta,secondo cui nulla è più reale e concreto di una linea, di un colore e di una superficie.

stima36.000/40.000 €

base d'asta20.000 €

ultima offerta0 €

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Lotto 13 | Prima Sessione

MAX BILL

[Winterthur 22/12/1908 - Berlino 09/12/1994]

Senza titolo, 1959-71
olio su tela romboidale 47x47 cm (lato 33x33 cm), firma e anni al retro, opera registrata presso l'archivio Max Bill come da certificato allegato.
Max Bill è stato una delle figure più poliedriche e influenti del panorama artistico, architettonico e teorico del XX secolo.

Formatosi al Bauhaus di Dessau sotto la guida di maestri del calibro di Wassily Kandinsky, Paul Klee e Josef Albers, Bill ha saputo coniugare il rigore matematico con l'intuizione estetica.

Esponente di punta dell'Arte Concreta - movimento di cui è stato il massimo teorico e divulgatore, riprendendo le intuizioni pioniristiche di Theo van Doesburg - l'artista svizzero concepiva l'opera d'arte non come l'imitazione della natura, ma come l'oggettivazione di leggi logiche e geometriche universali. Per Bill, la pittura e la scultura erano strumenti per rendere visibile il pensiero puro.

L'opera in catalogo incarna perfettamente la maturità espressiva della sua ricerca.

La scelta del formato romboidale (diagonal-gestaltung) non è un semplice espediente decorativo. Rappresenta una precisa sfida spaziale: una struttura geometrica dinamica che ridefinisce i confini della tela e altera la percezione visiva dell'osservatore. Attraverso stesure cromatiche calibrate e rigorosi rapporti proporzionali, la tela si trasforma in un campo di forze visive in perfetto equilibrio cosmico, rendendo Max Bill un punto di riferimento imprescindibile per l'evoluzione dell'astrazione geometrica internazionale.

stima81.000/90.000 €

base d'asta45.000 €

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Lotto 14 | Prima Sessione

CÉSAR

[Marsiglia 01/01/1921 - Parigi 06/12/1998]

Essai d'expansion, 1968
scultura in schiuma di poliuretano entro contenitore plastico 36x29 cm, opera unica, firma, anno e località Bruxelles su lato, registrata presso l'archivio Denyse Durand-Ruel come da dichiarazione su foto, entro teca in plexiglas.
Esposizioni:
Bruxelles, 1968, Palais des Beaux Arts.
Figura chiave del Nouveau Réalisme, César ha radicalmente ridefinito la scultura del Novecento attraverso la sperimentazione materica. Dopo la celebrità internazionale ottenuta con le sue radicali Compressions (compressioni di automobili), l'artista avvia nel 1967 il ciclo antitetico delle Expansions.

Utilizzando il poliuretano espanso, César cattura il flusso incontrollabile della materia in espansione, solidificando l'istante in forme organiche e fluttuanti.

Con Essai d'expansion (1968), l'artista sperimenta la dialettica tra l'energia effimera del materiale e il rigore geometrico del contenitore, trasformando l'atto chimico in un'opera d'arte permanente di straordinaria forza visiva e concettuale.
* LOTTO FRAGILE *
(vedere note alla pagina di presentazione dell'asta sul catalogo o sul sito)

stima18.000/20.000 €

base d'asta10.000 €

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Lotto 15 | Prima Sessione

DANIEL SPOERRI

[Galati 27/03/1930 - Vienna 06/11/2024]

Criminal investigation, 1976
assemblaggio di oggetti vari, fotografie, tela e pittura applicati e marouflé su tavola 57x148,5 cm, opera non firmata, anno ed etichetta della Galleria Guillermo De Osma (Madrid) al retro, entro teca in plexiglas.
Bibliografia:
- Zona (in) material. De Dadà a la Neoavanguardia, a cura di Fernando Castro Florez, Galleria Guillermo De Osma, Madrid, 14 novembre 2012 - 15 febbraio 2013, tavola 32.
Daniel Spoerri è stato uno dei massimi protagonisti dell'avanguardia del secondo Novecento. Danzatore, poeta concreto e agitatore culturale, nel 1960 è tra i firmatari del manifesto del Nouveau Réalisme a Parigi insieme a Pierre Restany, Jean Tinguely e Yves Klein. Universalmente celebre per l'invenzione dei Tableaux-pièges (quadri-trappola) - assemblage in cui frammenti di realtà quotidiana e resti di cibo vengono incollati a supporti orizzontali e ribaltati verticalmente sulla parete - Spoerri ha ridefinito il concetto di ready-made, legando indissolubilmente l'arte ai rituali del quotidiano e alla memoria. È stato inoltre il pionieristico fondatore della Eat Art.

Il ciclo Criminal Investigations (o Die Morduntersuchung), sviluppato a partire dai primi anni Settanta, rappresenta uno dei vertici speculativi della produzione di Spoerri.
In questa serie l'artista abbandona temporaneamente la tavola imbandita per applicare il suo metodo oggettuale all'estetica dell'indagine forense e della scena del crimine.

Attraverso l'uso di serigrafie e assemblage, gli elementi del quotidiano non sono più semplici reperti di un pasto, ma diventano indizi di un evento drammatico, prove d'accusa, tracce di una traiettoria balistica o dettagli anatomici congelati nel tempo. L'opera in gara incarna perfettamente questa fusione tra casualità dadaista, rigore documentario e l'ironia macabra tipica dell'artista, trasformando lo spettatore in un detective chiamato a ricostruire una narrazione sospesa.

Le sue opere sono conservate nelle maggiori istituzioni museali del mondo, tra cui:
MoMA (New York); Centre Pompidou (Parigi); Tate Modern (Londra) e Galleria Nazionale d'Arte Moderna (Roma).
* LOTTO FRAGILE *
(vedere note alla pagina di presentazione dell'asta sul catalogo o sul sito)

stima27.000/30.000 €

base d'asta12.000 €

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Lotto 19 | Prima Sessione

SOL LEWITT

[Hartford [USA] 09/09/1928 - New York [USA] 08/04/2007]

Horizontal brushstrokes, 2003
gouache su carta 28,9x76,2 cm, firma e anno in basso a destra, etichette di Barbara Krakow Gallery, Boston (U.S.A.) e di Christie's Londra (27/09/2019) al retro.
Sol LeWitt è stato il teorico e pioniere assoluto dell'Arte Concettuale e del Minimalismo americano. E' celebre per aver teorizzato che l'idea stessa costituisce l'opera d'arte, mentre l'esecuzione rimane secondaria. Sostituisce l'emotività dell'arte con sistemi geometrici, griglie e moduli razionali, rifiutando il concetto di scultura tradizionale per creare forme tridimensionali basate sul cubo.

Ha inoltre introdotto e celebri disegni murali (Wall Drawings), eseguiti da assistenti tramite sue precise istruzioni scritte e schemi matematici.

Pilastro storico presente nei maggiori musei del mondo, dal MoMA alla Tate, e si distingue per un'accertata stabilità d'investimento sul mercato.

stima39.000/44.000 €

base d'asta22.000 €

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Lotto 22 | Prima Sessione

DENNIS OPPENHEIM

[Mason City 1938 - New York 24/01/2011]

Study for Digestion Gypsum Gypsies, 1989
tecnica mista su carta 127x194 cm, titolo, firma e anno in basso al centro.
Dennis Oppenheim è stato uno dei pionieri più poliedrici e influenti dell'arte contemporanea americana. Figura chiave nella nascita della Land Art e della Body Art alla fine degli anni Sessanta, l'artista ha costantemente sfidato i confini tradizionali della scultura, della performance e dell'installazione.

A partire dagli anni Ottanta, la sua ricerca si sposta verso le "Machine Pieces" e le grandi installazioni scultoree, esplorando complessi meccanismi e metafore visive che uniscono architettura, design e ironia concettuale.

L'opera in catalogo testimonia la straordinaria perizia grafica e la progettualità visionaria di Oppenheim. In questi imponenti lavori su carta, il disegno non è mai una mera bozza preliminare, ma un'opera autonoma e vibrante, dove l'uso del colore, della linea e del testo svela il processo mentale e l'energia creativa che precedono la traduzione plastica e monumentale dello spazio.

Le sue opere sono conservate nelle collezioni dei più prestigiosi musei del mondo, tra cui il MoMA e il Solomon R. Guggenheim Museum di New York, la Tate Gallery di Londra e il Centre Pompidou di Parigi.

stima21.000/24.000 €

base d'asta10.000 €

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Lotto 25 | Prima Sessione

LEONCILLO LEONARDI

[Spoleto (PG) 18/11/1915 - Roma 03/09/1968]

Bombardamento notturno, 1954
tempera su carta bruna applicata su tela 76x50,5 cm, firma, titolo e anno in basso a destra, dichiarazione d'autenticità di Enrico Mascelloni su foto.

Studio preparatorio dell'omonima scultura in ceramica dipinta e invetriata esposta alla Galleria Nazionale D'Arte Moderna e Contemporanea di Roma (G.N.A.M.).
Leoncillo Leonardi è stato uno dei più grandi e rivoluzionari scultori europei del XX secolo.
È celebre per aver scardinato la concezione accademica della ceramica, elevandola da arte applicata a materia d'elezione per una scultura monumentale ed esistenziale. Formatosi tra Perugia e Roma, stringe legami con i protagonisti della Scuola Romana.

Nel 1940 vince la medaglia d'oro alla Triennale di Milano. Nel dopoguerra aderisce al Fronte Nuovo delle Arti, sviluppando una personalissima cifre espressionista e neocubista.

Tra il 1956 e il 1957 abbandona definitivamente la figurazione. Entra nella sua stagione più radicale e iconica, l'Informale. La creta, il gres e la terracotta smaltata vengono aggrediti, tagliati e lacerati. Diventano geologie interiori fatte di strappi, colate cromatiche e profonde tensioni plastiche. Presenza costante alle più importanti rassegne internazionali, partecipa a numerose edizioni della Biennale di Venezia (con sale personali nel 1954 e nel 1960). Le sue opere sono conservate nelle principali istituzioni pubbliche, tra cui la Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma.

A lungo sottovalutato dal mercato tradizionale a causa del pregiudizio storico verso il mezzo ceramico, Leoncillo è oggi al centro di una straordinaria riscoperta internazionale. Negli ultimi anni, le sue sculture (in particolare i capolavori del periodo informale, come i celebri Tagli o i San Sebastiano) hanno registrato straordinari record d'asta nelle principali piazze mondiali, consacrandolo come un investimento di primissimo piano per l'arte del Novecento.

stima9.000/10.000 €

base d'asta5.000 €

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